CAPORALATO, FAI CISL PUGLIA: "SIA FATTA LUCE SULL'UCCISIONE DI SADAM HOUSSAIN, I BRACCIANTI NON POSSONO VIVERE IN CONDIZIONI DISUMANE"
La Fai Cisl Puglia esprime il proprio profondo sgomento e la più ferma condanna per il tragico ritrovamento di Sadam Houssain, il bracciante agricolo pakistano di 32 anni trovato senza vita nel bagagliaio della sua auto nei pressi della baraccopoli di Borgo Mezzanone, a Manfredonia, dopo giorni di ricerche.
“Siamo sconvolti da questa immane tragedia che colpisce ancora una volta il mondo del lavoro agricolo e l’intera comunità regionale”, sottolinea il segretario generale della Fai Cisl Puglia Antonio La Fortuna, che denuncia: “Sadam era arrivato in Italia inseguendo un sogno di riscatto e dignità per sé e per la sua famiglia, ritrovandosi invece intrappolato in un sistema di sfruttamento e in luoghi indegni di un Paese civile. Questa morte deve scuotere le coscienze di tutti”.
Per la Fai Cisl Puglia non è più sufficiente l’indignazione di fronte all’ennesimo episodio drammatico. Il sindacato ribadisce la necessità di un’azione strutturale e di un profondo cambiamento di prospettiva: “Serve urgentemente passare un salto culturale importante — sottolinea La Fortuna — che riguardi sia il tema dell’immigrazione che quello agricolo e produttivo nel suo complesso. Serve una consapevolezza maggiore e condivisa da parte di tutti i soggetti istituzionali, datoriali e sociali per porre fine finalmente a questi episodi che sfociano in tragedie inenarrabili. Non possiamo più tollerare – continua La Fortuna – che i lavoratori continuino a vivere in condizioni disumane nei ghetti, veri e propri inferni che diventano prigioni a cielo aperto”.
Rinnovando il cordoglio alla comunità pakistana locale e ai familiari della vittima, la Fai Cisl Puglia si unisce all’appello lanciato dal sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, chiedendo "che sia fatta piena luce sull’accaduto e che giustizia venga compiuta per Sadam Houssain e per tutti i lavoratori invisibili che ogni giorno tengono in piedi la filiera agroalimentare a costo della propria dignità e, troppe volte, della propria vita”.

